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Biografia dell'artista Anna Maria Guarnieri

Biografia, presentazione e pensiero dell'artista Anna Maria Guarnieri maestra di pitto-scultura

Striscione presentazione di Anna Maria Guarnieri

In questa pagina ci limitiamo a accennare alla biografia di Anna Maria Guarnieri unitamente alla sua presentazione e al suo pensiero.

L'artista pitto-scultrice nasce a Sesto Fiorentino in provincia di Firenze. La città fu famosa per la storica Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, una delle prime fabbriche di porcellane d'Europa. Intorno agli anni 60, durante il miracolo economico italiano, la fabbrica raggiunse il suo massimo splendore e buona parte dei cittadini di Sesto Fiorentino lavoravano su manufatti in ceramica; dunque gli studi di Anna Maria, come quelli di molti cittadini sestesi, non potevano che indirizzarla all'Istituto d'Arte ed in particolare alla pittura di manufatti in porcellana o maiolica, mentre le sue opere giovanili e le prime mostre risalgono al 1970, ma possiamo affermare, dall'analisi delle sue opere, che già nel 1973 la Guarnieri dimostra di aver acquisito padronanza ed essenzialità della pennellata.

Oggi possiamo affermare nella sua biografia che la pittura dell'artista si muove intorno al Simbolismo, condividendone in modo naturale e moderno il manifesto, e dunque, in gran parte delle sue opere, cerca di rappresentare in una forma visibile e concreta, idee astratte come amore, Dio, pietà, ecc.

Molti sono i critici e storici dell'arte che hanno spiegato e descritto la pitto-scultura della Guarnieri:

- il Prof. Gerardo Pecci, critico e storico dell'arte, a scritto che quella della Guarnieri "è una pittura colta, intrigante, che racchiude analogie e significati, sentimenti opposti ed emozioni nascoste che si annidano nei meandri di un simbolismo che prima nasconde e poi rivela la verità delle cose".

L'artista considera qualsiasi oggetto, non in quanto tale, ma come segno simbolico dell'idea. In particolare la Guarnieri ama le porte e gli ingranaggi. Così dipingendo una porta l'artista simboleggia ogni aspetto dell'animo umano, come curiosità, segregazione, clausura, scoperta, richiesta e misticismo. Mentre dipingendo ingranaggi l'artista richiama lo spettatore alla fratellanza di ogni individuo, che pur nella diversità, è parte indispensabile e unica dell'universo.

- il dott. Franco Bulfarini nel suo saggio critico intorno all'analisi simbolista di Anna Maria Guarnieri, afferma che è l’animo dell’artista a dettare la partitura e l'opera appare sempre più pretesto per dar forma al dettato interiore, per fornire luogo di approdo alla ricerca introspettiva senza per questo rinnegare la visione reale, bensì con l'intento partendo da quella o dal ricordo che ne deriva, di riedificarla per renderla visione intimista ricca di patos e senso di mistero.

Vi è armonia, melodia, musicalità nell'opera della Guarnieri, emergono sonorità che si fanno largo d'istinto quando l'occhio è nella mente e le emozioni sono dedotte dai luoghi oscuri e misteriosi del mito e della storia.

Sono molte le opere ove vige un profondo e ben espresso senso di appartenenza all'Assoluto. Opere che non rimangono avvinte a toni di struggente romanticismo, ma anzi segnalano umori propri della profonda idealità dell'artista.

La ricerca della Guarnieri, per parte tecnica si avvale di un'attenta gestione del colore, reso con l'apparenza d'irraggiamento ben graduato e vivificante, che supera la via dell'intelletto per raggiungere in modo pregnante e pervadente la via del cuore, ove meglio coniugare sentimenti e speranze. L'artista nella metafora di ingranaggi simbolo o ruote del tempo, cerca di esprimere disegni unificanti, attraverso la storia dei popoli. Ogni opera mette al primo posto il bisogno d'unità, di compiutezza, ed ogni particolare non può che non asservire l'insieme, come ogni luce non può ignorare il contesto e ogni velatura lascia intendere che oltre la superficie visibile c'è dell'altro".
Tutto questo è talmente vero che l'artista è solita dire che tutta la realtà è solo apparentemente banale, poiché "siamo tutti troppo spesso cieche ruote di un orologio e proprio perché ciechi, non ci rendiamo conto che facciamo parte di un grande meccanismo, nel quale ogni pur piccolo ingranaggio assolve al perfetto funzionamento dell'insieme. Per questo motivo, l'artista si sente sempre più impegnata a creare opere, atte a emozionare, in modo da far meditare la mente e riscaldare il cuore", ecco il suo motto:

"Estrarre dal silenzio della terra i segni di ieri per dare voce alle speranze di domani."

Il volto  dell'artista Anna Maria Guarnieri raffigurato come una porcellana  frantumata tra le opere dell'artista.

Anna Maria Guarnieri cosa pensa dell'arte 

L’arte è universale, possono cambiare le esperienze culturali dell’artista, ma io credo che l’arte debba rivolgersi a tutti; quando l’arte si rivolge a qualcuno in particolare, quasi sempre è per ragioni commerciali e la mercificazione, pur essendo necessaria, non è certo un termometro dell’arte. Dunque credo si debba dire che la produzione artistica in Italia è eccellente, del resto viviamo immersi nell’arte, essendo il paese che ha una concentrazione di siti UNESCO che non si riscontra in nessun altro paese al mondo. Come logica conseguenza in Italia esistono molti artisti, molti pittori e moltissime pittrici, ma anche per questo il mercato dell’arte e la valorizzazione dell’arte è scarsa.

Spesso in Toscana si cita il proverbio che dice: “il calzolaio ha le scarpe rotte”, ovvero chi vive producendo scarpe, non si cura delle sue scarpe personali. Allargando la metafora possiamo dire che le cose acquistano valore, quando sono rare, e l’arte in Italia non è certo rara, è sufficiente camminare per strada o entrare in una chiesa, per vivere un esperienza quasi museale. Pertanto lo stato dell’arte in Italia è buono, quello del mercato dell'arte, molto meno. Certo negli ultimi 60 anni si vedono nelle grandi rassegne d'arte internazionali, opere che spesso sono opere solo concettuali, come ad esempio la "Merda d'Artista" di Piero Manzoni, la banana attaccata al  muro di Maurizio Cattelan o "Una e tre sedie" di Joseph Kosuth. Io credo che questo tipo di arte allontani il grande pubblico, poiché non credo che ci siano delle persone che si sentono appagate e trasportate a guardare nella loro casa una scatoletta di latta contenente la "Merda d'Artista". Io credo che l'arte debba si esprimere dei concetti, ma deve farlo creando bellezza e emozioni, altrimenti troveremo sempre più persone che dicono uscendo dalle grandi rassegne internazionali di arte: "io non mi intendo di arte". Certo è difficile sentire questa frase quando le persone escono dalla Cappella Sistina.

Anna Maria Guarnieri perché produce opere d'arte?

Io credo che ogni uomo e ogni donna debba impegnarsi a fare quello che può, con quello che ha e nel luogo in cui è, perché ogni essere vivente è chiamato a dare il proprio contributo a questo mondo. Io sono certa che ogni uomo è il prodotto di migliaia di secoli di cultura, come noi italiani siamo il prodotto degli etruschi, dei visigoti, dei fenici, dei greci, dei longobardi, dei romani, degli unni, dei galli, dei ... potrei continuare a lungo, ma tutto questo è per dire che se lei o io, mangiamo, produciamo e viviamo come solitamente fanno gli italiani, non lo dobbiamo solo ai nostri genitori, ma anche a tutti gli uomini che ci hanno preceduto nella storia recente o remota. Dunque se la cucina italiana il 10 dicembre 2025 è stata ufficialmente proclamata Patrimonio Immateriale dell'Umanità UNESCO non è merito degli attuali e viventi italiani, ma di tutti i nostri avi. E la cucina è solo un esempio, perché ciò si può si può applicare a qualsiasi cosa che ciascuno può fare. Se per esempio io viaggio in auto, usufruisco dell’esperienza di milioni di persone che hanno dato il proprio contributo, affinché io potessi viaggiare; a partire dall’invenzione della ruota, a quella del pneumatico, alla valvola dell’aria, al carburatore, al filtro dell’aria, all’albero di trasmissione, ecc. ecc. Ma si noti  che non è finita qui, chi per esempio ha inventato il carburatore, certamente sarà arrivato a tale invenzione, dopo aver usufruito dell’esperienza di altre innumerevoli persone, sicuramente avrà imparato a scrivere usufruendo anche in questo caso dell’esperienza di altre persone, avrà imparato a calcolare, magari con il sistema decimale che è a sua volta è il frutto di altre esperienze.
Per concludere io mi impegno con tutto il mio essere a produrre le mie opere, per sottolineare proprio questa grande peculiarità che ha in particolare il genere umano, quella di poter riversare sulle generazioni future, le esperienze di ciascuno. La nostra vita scaturisce da un unione, e da quel momento il nuovo individuo inizia a ereditare i geni dei genitori e dei loro avi, poi proseguirà a ereditare tutta la cultura che l'uomo ha accumulato nei millenni, è un patrimonio senza il quale noi non saremo uomini. Per questo io mi considero un ereditiera, ma tutti dovremmo sentirci grandi eredi. Io sono pienamente consapevole di esprimere un concetto ovvio, tutti conoscono questa peculiarità, tuttavia pochi la ricordano. Certamente quando si sottolinea il proprio io a scapito di altri, quando si oltraggia la natura o si agisce in modo razzista, questa peculiarità umana si dimentica o si distorce. Se invece quando nel nostro cammino incontriamo un filo d’erba ed evitiamo di calpestarlo, probabilmente abbiamo presente che quel filo d’erba potrà nutrire un erbivoro, il quale potrà dare del latte a nostro figlio; probabilmente siamo d’accordo con Goethe che diceva “non facciamo dei passi sperando che un giorno ci porteranno ad uno scopo; ogni passo deve essere uno scopo, nello stesso tempo in cui ci porta avanti."

Anna Maria Guarnieri perché mette in moltissime sue opere l'ingranaggio?

Nella mia lunga carriera artistica mi è capitato spesso di scoprire persone che non sanno che l'ingranaggio, disegnato dall'artista Paolo Paschetto, è presente nel logo della Repubblica Italiana. Perché  in questo logo  c'è l'ingranaggio? Semplicemente perché è un simbolo dinamico di un'attività, ovvero, in questo contesto, del lavoro, sul quale la Repubblica Italiana è fondata. In senso più allargato, l'ingranaggio è un simbolo di dinamismo, di un ordine meccanico che puntualmente si ripete, di un insieme complesso ma non caotico, dove ciascuna ruota, e ciascun dente, è funzione indispensabile al buon funzionamento del meccanismo. Io ho dunque assunto l'ingranaggio come simbolo del grande meccanismo che regola il funzionamento dell'universo, perché ogni discorso intorno a cose immensamente complesse, ha necessità di un simbolo o di una buona similitudine. L'analogia con l'ingranaggio, è stata già usata in passato ed è spesso chiamata "l'analogia del grande orologiaio", ecco alcuni illustri esempi, scelti tra i tanti:


- Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.) nella sua opera De natura deorum, (Sulla natura degli Dei) "se ti capita di osservare un orologio a sole o una clessidra ad acqua comprendi subito che l'indicazione dell'ora è dovuta all'arte del costruttore e non al caso. Orbene, è forse coerente ammettere tutto questo per poi disconoscere senno e ragione alla natura che raccoglie in sé le arti, gli artisti e gli esseri tutti?";


- Robert Boyle (1627–1691) "l'universo è come un orologio raro, come può essere quello a Strasburgo, in cui tutto è così abilmente concepito, che, una volta realizzato, tutto procede secondo il progetto del creatore, e il movimento... non richiede l'intervento del creatore o di qualunque altro agente intelligente, ma esegue le sue funzioni, per virtù del progetto primitivo e generale dell'intero meccanismo";

Opera dell'artista Anna Maria Guarnieri "Dal divino, alla cellula, all'universo.

- William Paley (1743–1805) nel suo libro Teologia Naturale "supponi io sbattessi il piede contro una pietra, e mi venisse chiesto come essa fosse venuta a essere proprio lì'; potrei con tutta probabilità rispondere che, fino a prova contraria, fosse lì da sempre. Ma supponi anche che trovassi per terra un orologio, e mi venisse posta la stessa domanda; dovrei praticamente riprendere in considerazione la risposta appena fornita per la pietra (...) ma dev'essere esistito, in qualche tempo, e in questo o quel posto, un artefice, o più, a mettere assieme i pezzi dell'orologio comunque, a fabbricarlo, per lo scopo al quale effettivamente vogliamo risponda; egli, o essi, hanno compreso la sua costruzione, e progettato il suo uso. (...) Ogni indicazione di ingegnosità, ogni manifestazione di design che esistessero nell'orologio, esistono nelle opere della natura; con la differenza, da parte della natura, di essere più grandi e migliori ancora, e in numero incalcolabile".

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​Se infine consideriamo che un ingranaggio da solo non serve a niente, ma occorre sempre un altro ingranaggio per fare qualcosa di utile, si può ben capire tutta la simbologia dell'ingranaggio. Dunque, per me, l'ingranaggio è simbolo di cooperazione, del lavoro, del tempo che scorre, di rispetto di ogni essere animato o inanimato, di un essere supremo che si può chiamare Dio o Natura, ovvero per me vuole dire in estrema sintesi che occorre LAVORARE CON IMPEGNO IN PACE E RISPETTANDO TUTTO IL CREATO.​​​

Perché Anna Maria Guarnieri ha scelto la pitto-scultura?

La pitto-scultura è un'affascinante "terra di mezzo" dell'arte. Come suggerisce il nome, è una forma espressiva che abbatte il muro tra la bidimensionalità della pittura e la tridimensionalità della scultura.
Pertanto, invece di limitarmi a dipingere su una superficie piatta o a scolpire un blocco isolato, amo fondere le due tecniche: il colore dà profondità e significato alla materia, mentre il rilievo fisico permette alla luce e alle ombre reali di interagire con l'opera.


Fare pitto-scultura non è come fare un bassorilevo, dove il fine è la scultura. La  pitto-scultura si riconosce per l'uso di materiali che escono dalla  superfice che solitamente deve essere rigida, per ancorare bene le sporgenze, che poi interagiranno con la luce dell'ambiente circostante. La pitto-scultura crea inoltre anche sensorialità tattile che legata al cambiare  delle ombre, contribuisce a rendere un opera tridimensionale.


Oggi alcuni artisti contemporanei come me, usano la pitto-scultura per rispondere alla "piattezza" degli schermi digitali. In un mondo di immagini 2D, su schermi elettronici, l'opera che possiede un corpo fisico e una texture reale, offre un'esperienza che non può essere replicata da un file JPEG. E se  questo è un pregio, occorre però pagare una penale, ovvero occorre che lo spettatore si ponga visivamente e realmente vicino all'immagine e non virtualmente, altrimenti non riesce ad apprezzare completamente i pregi della pitto-scultura. 

L'opera "Sindrome di anacoreta" eseguita completamente in pitto-scultura

Secondo Anna Maria Guarnieri perché viviamo?

Trascendendo e rispettando ogni credenza religiosa e premettendo che l'istinto dell'uomo è superare ogni limite, io credo che siamo qui per due principali motivi:
- il perpetuarsi della specie. Questa è la legge principe della vita, senza di essa tutto è vano, ogni filosofia si annulla;
- per i posteri. Siamo qui per contribuire allo sviluppo del genere umano. In primis per lo sviluppo fisico e intellettuale dei nostri figli e poi per il benessere delle generazioni future.
Ecco, uno dei miei costanti messaggi presenti nelle mie opere: la nostra vita e i nostri pensieri dipendono dai contemporanei e dall'ambiente che ci circonda, ma anche dai nostri predecessori. Dunque se riceviamo e indubbiamente tutti abbiamo molto ricevuto, ciascuno di noi si impegni ad aggiungere alla storia del genere umano, alla piramide dell'umanità, il proprio piccolissimo ed infinitesimo mattone.

Per Anna Maria Guarnieri quanto è stato il contributo dato dall'uomo al progresso?

"Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità". Questa è la celebre frase che l'astronauta Neil Armstrong pronunciò, il 19 luglio 1969, mettendo piede per la prima volta sulla Luna. Mai frase, fu più vera. La scienza, la tecnologia, il sapere umano erano arrivati al punto più eroico e lontano: il sogno, l’illusione erano stati toccati con mano.

Secondo i calcoli della NASA, 400.000 persone avevano lavorato al progetto spaziale. Un numero che apparentemente sembra notevole, eppure io penso che sia un numero largamente e profondamente errato per difetto. Certo la NASA avrà fatto i suoi bravi calcoli, ma credo si sia limitata a calcolare partendo dall'anno 1957, data del primo lancio missilistico USA. Tuttavia il sogno di volare parte da molto lontano. Dall'architetto Dedalo che costruisce ali per il figlio Icaro, a Leonardo da Vinci, molti hanno tentato il sogno, senza successo, dando comunque il loro contributo; fino a quando i fratelli americani Wilbur e Orville Wrigh, il 17 dicembre 1903 riuscirono a fare il primo volo. Se quindi noi potessimo calcolare solo i contributi umani partendo da Dedalo, penso che arriveremmo a diversi milioni, ma comunque sarebbe sempre un calcolo per difetto, perché molti altri uomini, prima di Dedalo, hanno dato il loro contributo, imparando a fondere i metalli e a sfruttare il vento, studiando i vari materiali, inventando la ruota, il motore, l'elica ecc. ecc. e riuscendo a tramandarlo ai posteri con la scrittura.
Dunque, se noi potessimo valutare il contributo umano, partendo dalla clava, certamente il numero dei contributi sarebbe valutabile in miliardi ... proprio un grande passo per l'intera umanità: dalla clava alla Luna.

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