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Opere dell'artista Anna Maria Guarnieri
Le opere dell'artista Anna Maria Guarnieri sono innumerevoli, in queste gallerie sono esposte alcune tra le più recenti.

SAREMO LIBERI
pitto-scultura su tavola 100x100 cm
Andremo leggeri come la luce a navigar per l’aria … Senza sentir pesi di sorta ... ... Liberi
Fra alchemiche cromie - In un volo di sogni irriflessi per l’altrove … Ebbrezza intrasferibile
Traversare il tempo - Traversar la sorte - Traversar la Luce!
Nell’ancestrale desiderio umano … Uccelli migratori ...
Andremo leggeri come la luce a navigar per l’aria … Senza sentir pesi di sorta ... ... Liberi
Fra alchemiche cromie - In un volo di sogni irriflessi per l’altrove … Ebbrezza intrasferibile
Traversare il tempo - Traversar la sorte - Traversar la Luce!
Nell’ancestrale desiderio umano … Uccelli migratori ...

LE MANI SU SUSANNA
pitto-scultura su tavola 102x74
L'opera si ispira al versetto biblico : Daniele 13, 34
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa.
La violenza sulle donne è da millenni presente costantemente e purtroppo ancora oggi ampiamente diffusa sia nelle nazioni industrializzate che in quelle in via di sviluppo e rappresenta una tangibile quota nella violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Spesso si ode ripetere la frase: "Giù le mani dalle donne", tuttavia la realtà ci parla di inganni, maltrattamenti, schiavitù, segregazioni, isolamenti, violenze, e questo contrasta con un'altra frase comune: "Le donne non si toccano neanche con un fiore", ma soprattutto contrasta con il rispetto dovuto a ogni essere vivente.
L'opera si ispira al versetto biblico : Daniele 13, 34
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa.
La violenza sulle donne è da millenni presente costantemente e purtroppo ancora oggi ampiamente diffusa sia nelle nazioni industrializzate che in quelle in via di sviluppo e rappresenta una tangibile quota nella violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Spesso si ode ripetere la frase: "Giù le mani dalle donne", tuttavia la realtà ci parla di inganni, maltrattamenti, schiavitù, segregazioni, isolamenti, violenze, e questo contrasta con un'altra frase comune: "Le donne non si toccano neanche con un fiore", ma soprattutto contrasta con il rispetto dovuto a ogni essere vivente.

E LA STORIA VA
pitto-scultura su tavola 51 x 122
Si! io ne sono convinta, la storia va avanti e il genere umano con essa, perché guardare al passato e alle nostre radici, non è un segno di immobilismo, ma una traccia ragionata per una sicura strada verso il nuovo mondo.
In questa opera ho inserito il famoso guerriero di Capestrano e due grandi “biscioni” che si stagliano su un fondo bianco cosparso di segni grafici. Poi, ai 4 angoli dell'opera, ci sono i miei immancabili ingranaggi che in questo caso vogliono simboleggiare il moto e l'evolversi della storia dell'uomo. Al centro dell'opera ho posto il “guerriero di Capestrano” scoperto nel 1934 da un agricoltore proprio in località Capestrano (AQ). La scoperta di questa antichissima statua di oltre 2 metri di altezza, ha avuto una tale risonanza mondiale, tanto da guadagnarsi l'appellativo di “guerriero Italico”. Oggi, questo importante reperto è conservato nel museo di Chieti e sicuramente questa collocazione è significativa, essendo Chieti una città fondata ben 500 anni prima di Roma. Del resto i popolo piceno, era un'antichissima popolazione vissuta tra il IX e il III secolo a.C., proprio nelle odierne Marche e nel settentrione dell'Abruzzo. La civiltà picena ha segnato il passaggio dall'Età del Bronzo a quella del Ferro, nonché il passaggio alla Storia, con l'introduzione della scrittura. Infatti nella mia opera ho posto sul fondo delle lettere di un antico alfabeto, estratto proprio da una scritta incisa sul retro del nostro “guerriero italico di Capestrano”. Po ci sono i due “biscioni”, la storia del biscione riprodotto nello stendardo della casata dei Visconti (signori di Milano), non è altro che la storia di Giona ingoiato da un mostro marino, ma anche la storia di Pinocchio ingoiato dalla Balena o quella del lupo di Cappuccetto Rosso che ingoia la nonna; In sostanza è la storia delle nostre paure ancestrali, dove il ventre del mostro rappresenta una prigione senza via di fuga, una tomba in cui la luce si spegne e la vita si dissolve, ma rappresenta anche la nostra salvezza, tanto che il “mostro” sputerà a nuova vita e a nuova luce (fondo bianco) quello che aveva ingoiato. Eccoci dunque alla simbologia della mia opera, siamo tutti dei guerrieri che vengono ingoiati, ma attraverso la scrittura, ovvero tramite la Storia, torniamo alla luce e tramandiamo le nostre esperienze alle altre civiltà che sempre si evolvono in un eterno divenire.
Si! io ne sono convinta, la storia va avanti e il genere umano con essa, perché guardare al passato e alle nostre radici, non è un segno di immobilismo, ma una traccia ragionata per una sicura strada verso il nuovo mondo.
In questa opera ho inserito il famoso guerriero di Capestrano e due grandi “biscioni” che si stagliano su un fondo bianco cosparso di segni grafici. Poi, ai 4 angoli dell'opera, ci sono i miei immancabili ingranaggi che in questo caso vogliono simboleggiare il moto e l'evolversi della storia dell'uomo. Al centro dell'opera ho posto il “guerriero di Capestrano” scoperto nel 1934 da un agricoltore proprio in località Capestrano (AQ). La scoperta di questa antichissima statua di oltre 2 metri di altezza, ha avuto una tale risonanza mondiale, tanto da guadagnarsi l'appellativo di “guerriero Italico”. Oggi, questo importante reperto è conservato nel museo di Chieti e sicuramente questa collocazione è significativa, essendo Chieti una città fondata ben 500 anni prima di Roma. Del resto i popolo piceno, era un'antichissima popolazione vissuta tra il IX e il III secolo a.C., proprio nelle odierne Marche e nel settentrione dell'Abruzzo. La civiltà picena ha segnato il passaggio dall'Età del Bronzo a quella del Ferro, nonché il passaggio alla Storia, con l'introduzione della scrittura. Infatti nella mia opera ho posto sul fondo delle lettere di un antico alfabeto, estratto proprio da una scritta incisa sul retro del nostro “guerriero italico di Capestrano”. Po ci sono i due “biscioni”, la storia del biscione riprodotto nello stendardo della casata dei Visconti (signori di Milano), non è altro che la storia di Giona ingoiato da un mostro marino, ma anche la storia di Pinocchio ingoiato dalla Balena o quella del lupo di Cappuccetto Rosso che ingoia la nonna; In sostanza è la storia delle nostre paure ancestrali, dove il ventre del mostro rappresenta una prigione senza via di fuga, una tomba in cui la luce si spegne e la vita si dissolve, ma rappresenta anche la nostra salvezza, tanto che il “mostro” sputerà a nuova vita e a nuova luce (fondo bianco) quello che aveva ingoiato. Eccoci dunque alla simbologia della mia opera, siamo tutti dei guerrieri che vengono ingoiati, ma attraverso la scrittura, ovvero tramite la Storia, torniamo alla luce e tramandiamo le nostre esperienze alle altre civiltà che sempre si evolvono in un eterno divenire.

TRA ORIENTE E OCCIDENTE
pitto-scultura su tavola 56x132
Le teste del più grande tempio del mondo a Angkor Wat in Cambogia e la maschera del dio Sole “Inti” risalente alla civiltà Inca, costituiscono, con il mio ingranaggio, l'opera “Tra Oriente e Occidente”.
Angkor Wat fu commissionato dal re Khmer Suryavarman II. La costruzione del tempio iniziò nel 1122 d.C. e fu completata nel 1150 d.C. Il tempio in origine era dedicato al Dio indù VISHNU, ma poi verso la fine del XII secolo fu trasformato in tempio buddista e ancora oggi ha la stessa funzione. E' un tempio immenso, pensate che il suo sito misura 1.626.000 mq.
A occidente invece, circa 300 anni dopo la costruzione del tempio di Angkor, prosperava l'impero Inca, nell'area del Perù, Ecuador e Cile, era il più grande impero d'America dell'era precolombiana. L'ultimo imperatore di questo popolo si chiamava Atahualpa e fu imprigionato dai conquistatori spagnoli comandati dal condottiero Francisco Pizzarro, intorno al 1532, per ottenere oro come riscatto. L'imperatore Atahualpa offrì agli spagnoli ben 8 tonnellate d'oro e ancora maggiori tonnellate di argento. Dunque Pizarro avrebbe dovuto liberare il sovrano degli Inca, ma si rifiutò e lo fece invece strangolare in pubblico. E' certo dunque che gli Inca possedessero molto oro e la maschera che mostro in oro è conservata oggi nel museo nazionale di Quito, in Ecuador.
Nell'opera spiccano alcuni colori, come il rosso, l'oro e il nero e sono colori altamente simbolici:
il rosso, simbolo in oriente di fortuna e prosperità, tanto che le spose in Cina, India e Corea, sono solite sposarsi con un vestito rosso.
L'oro, simbolo di purezza, eternità, perfezione, sacralità e incorruttibilità. In una parola è il simbolo della divinità.
Il nero, rappresenta l'assenza del colore che è tuttavia capace di potenziare i colori attivi circostanti, così come le esperienze del progresso umano, passando da una civiltà all'altra, acquistano potenza.
Dunque, in estrema sintesi, fino a quando splenderà il sole, la vita prospererà sulla terra sia in oriente che in occidente e se l'uomo saprà far tesoro di ogni esperienza, troverà il modo di progredire.
Le teste del più grande tempio del mondo a Angkor Wat in Cambogia e la maschera del dio Sole “Inti” risalente alla civiltà Inca, costituiscono, con il mio ingranaggio, l'opera “Tra Oriente e Occidente”.
Angkor Wat fu commissionato dal re Khmer Suryavarman II. La costruzione del tempio iniziò nel 1122 d.C. e fu completata nel 1150 d.C. Il tempio in origine era dedicato al Dio indù VISHNU, ma poi verso la fine del XII secolo fu trasformato in tempio buddista e ancora oggi ha la stessa funzione. E' un tempio immenso, pensate che il suo sito misura 1.626.000 mq.
A occidente invece, circa 300 anni dopo la costruzione del tempio di Angkor, prosperava l'impero Inca, nell'area del Perù, Ecuador e Cile, era il più grande impero d'America dell'era precolombiana. L'ultimo imperatore di questo popolo si chiamava Atahualpa e fu imprigionato dai conquistatori spagnoli comandati dal condottiero Francisco Pizzarro, intorno al 1532, per ottenere oro come riscatto. L'imperatore Atahualpa offrì agli spagnoli ben 8 tonnellate d'oro e ancora maggiori tonnellate di argento. Dunque Pizarro avrebbe dovuto liberare il sovrano degli Inca, ma si rifiutò e lo fece invece strangolare in pubblico. E' certo dunque che gli Inca possedessero molto oro e la maschera che mostro in oro è conservata oggi nel museo nazionale di Quito, in Ecuador.
Nell'opera spiccano alcuni colori, come il rosso, l'oro e il nero e sono colori altamente simbolici:
il rosso, simbolo in oriente di fortuna e prosperità, tanto che le spose in Cina, India e Corea, sono solite sposarsi con un vestito rosso.
L'oro, simbolo di purezza, eternità, perfezione, sacralità e incorruttibilità. In una parola è il simbolo della divinità.
Il nero, rappresenta l'assenza del colore che è tuttavia capace di potenziare i colori attivi circostanti, così come le esperienze del progresso umano, passando da una civiltà all'altra, acquistano potenza.
Dunque, in estrema sintesi, fino a quando splenderà il sole, la vita prospererà sulla terra sia in oriente che in occidente e se l'uomo saprà far tesoro di ogni esperienza, troverà il modo di progredire.

TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE
Pitto-scultura su tavola 60x60
Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo
Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo

LA DANZA DELL'UMANITA' E' PERVASA DI ARTE
pitto-scultura su tavola 134x77
L’arte rappresenta il miracolo dell’intelligenza e del pensiero umano ed è alla base della cultura, delle conoscenze e del progresso. Occorre arte per immaginare, come occorre arte per fare.
Quando nella nostra penisola la lingua era il latino ARS, ARTIS significava ogni abilità mirata a progettare o a costruire qualcosa, tanto che il concetto di arte come attività svolta con particolare abilità era usato dai romani, che chiamavano arti meccaniche le attività pratiche e arti liberali quelle letterarie e scientifiche. Non ci dobbiamo dunque stupire se ancora oggi viene usata la frase “fatto a regola d'arte”
In ogni sua manifestazione, l'arte permette all’uomo di esprimere la propria interiorità, di condividerla e di creare un potente e profondo canale di comunicazione.
Nell’arte risiedono l’identità, le capacità, l’espressione di sé come persone, ma anche come comunità; l'arte esprime le memorie del passato, l’evoluzione e la proiezione verso il futuro. Eliminarla o limitarla significa ridurre i popoli e gli individui a meri fenomeni biologici.
Il linguaggio dell’arte è universale, lega passato, presente e futuro dell’umanità. Nell'opera, altamente simbolica, ho inserito due ballerini (uomo e donna) per significare la dinamica dell'umanità e sullo sfondo ho dipinto un grande ventaglio e l'universo. Il ventaglio richiama il mio ingranaggio simbolo del divenire e della cooperazione e i fiori sono dei piccoli ingranaggi che rappresentano l'umanità tesa a progredire nel suo cammino su questa Terra e non solo.
L’arte rappresenta il miracolo dell’intelligenza e del pensiero umano ed è alla base della cultura, delle conoscenze e del progresso. Occorre arte per immaginare, come occorre arte per fare.
Quando nella nostra penisola la lingua era il latino ARS, ARTIS significava ogni abilità mirata a progettare o a costruire qualcosa, tanto che il concetto di arte come attività svolta con particolare abilità era usato dai romani, che chiamavano arti meccaniche le attività pratiche e arti liberali quelle letterarie e scientifiche. Non ci dobbiamo dunque stupire se ancora oggi viene usata la frase “fatto a regola d'arte”
In ogni sua manifestazione, l'arte permette all’uomo di esprimere la propria interiorità, di condividerla e di creare un potente e profondo canale di comunicazione.
Nell’arte risiedono l’identità, le capacità, l’espressione di sé come persone, ma anche come comunità; l'arte esprime le memorie del passato, l’evoluzione e la proiezione verso il futuro. Eliminarla o limitarla significa ridurre i popoli e gli individui a meri fenomeni biologici.
Il linguaggio dell’arte è universale, lega passato, presente e futuro dell’umanità. Nell'opera, altamente simbolica, ho inserito due ballerini (uomo e donna) per significare la dinamica dell'umanità e sullo sfondo ho dipinto un grande ventaglio e l'universo. Il ventaglio richiama il mio ingranaggio simbolo del divenire e della cooperazione e i fiori sono dei piccoli ingranaggi che rappresentano l'umanità tesa a progredire nel suo cammino su questa Terra e non solo.

HUNAB KU - Farfalla Galattica
pitto-scultura su tavola 123x70
Per il popolo Maya, Hunab Ku era il supremo Dio creatore che rappresentava l'equilibrio delle forze, la perfezione e la coscienza universale. Per i Maya, il supremo Dio chiamato anche farfalla galattica, dirigeva il mondo con delle "energie di coscienza", ovvero delle esplosioni che partivano dal centro della galassia.
Oggi, visto il precario stato del nostro pianeta, avremmo tutti bisogno di acquisire una coscienza che ci permetta di trovare un equilibrio tra noi e tutti gli altri elementi; non è a rischio la Terra è a rischio la razza umana, la Terra esisteva prima che comparisse l'uomo e continuerà benissimo il suo ciclo anche senza di noi. Dunque conviene soprattutto a noi, esseri umani, saper trovare un equilibrio con il pianeta.
Per il popolo Maya, Hunab Ku era il supremo Dio creatore che rappresentava l'equilibrio delle forze, la perfezione e la coscienza universale. Per i Maya, il supremo Dio chiamato anche farfalla galattica, dirigeva il mondo con delle "energie di coscienza", ovvero delle esplosioni che partivano dal centro della galassia.
Oggi, visto il precario stato del nostro pianeta, avremmo tutti bisogno di acquisire una coscienza che ci permetta di trovare un equilibrio tra noi e tutti gli altri elementi; non è a rischio la Terra è a rischio la razza umana, la Terra esisteva prima che comparisse l'uomo e continuerà benissimo il suo ciclo anche senza di noi. Dunque conviene soprattutto a noi, esseri umani, saper trovare un equilibrio con il pianeta.

LA LUCE NEL BUIO
pittoscultura su tavola 75x110
La luce c'è! Se adottiamo questo postulato, tutto per noi sarà più semplice, non avremo più paura del buio, perché siamo sicuri che prima o poi troveremo la luce. Il buio è assenza, l'oscurità è vuoto, la luce al contrario è sostanza che permette di vedere, capire, nutrire ... la luce è vita.
Anche Stonehenge fu costruito proprio per celebrare un giorno speciale: IL SOLSTIZIO D'INVERNO. A Stonehenge le pietre sono allineate per godere appieno del tramonto suggestivo che segna, la fine, ma anche l'inizio e lo sprigionarsi della luce in un altro “mondo”.
Anche a altre latitudini, ovvero nella Basilica della natività di Betlemme la tradizione vuole l'arrivo della luce,
La luce c'è! Se adottiamo questo postulato, tutto per noi sarà più semplice, non avremo più paura del buio, perché siamo sicuri che prima o poi troveremo la luce. Il buio è assenza, l'oscurità è vuoto, la luce al contrario è sostanza che permette di vedere, capire, nutrire ... la luce è vita.
Anche Stonehenge fu costruito proprio per celebrare un giorno speciale: IL SOLSTIZIO D'INVERNO. A Stonehenge le pietre sono allineate per godere appieno del tramonto suggestivo che segna, la fine, ma anche l'inizio e lo sprigionarsi della luce in un altro “mondo”.
Anche a altre latitudini, ovvero nella Basilica della natività di Betlemme la tradizione vuole l'arrivo della luce,

INNO ALLE DONNE DI OGNI TEMPO
pitto-scultura su tavola 52x140
Nel tuo esserci l'incanto dell'essere.
La vita, tua storia, segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro, il segreto della vita!
Nella tua storia la macchia dell'indifferenza, della discriminazione, dell'oppressione …
in te l'amore più bello, la bellezza più trasparente, l'affetto più puro
che mi fa uomo!
Eliomar Ribeiro De Souza
Nel tuo esserci l'incanto dell'essere.
La vita, tua storia, segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro, il segreto della vita!
Nella tua storia la macchia dell'indifferenza, della discriminazione, dell'oppressione …
in te l'amore più bello, la bellezza più trasparente, l'affetto più puro
che mi fa uomo!
Eliomar Ribeiro De Souza

LA MASCHERA DEI RE
pitto-scultura su tavola 84x145
I Latini (persōnam) e gli Etruschi (φersu) chiamavano persona quella che oggi chiamiamo maschera.
La maschera (spesso in legno) era portata in scena dagli attori nei teatri dell'antica Grecia e dell'Italia.
Questo vocabolo (persona) venne poi applicato ad esprimere l'individuo rappresentato sulla scena e che oggi chiamiamo personaggio.
A partire dall'apologeta cristiano Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (155-230) il termine latino "persona" è usato per descrivere la Trinità: "una sostanza, tre persone;
I Latini (persōnam) e gli Etruschi (φersu) chiamavano persona quella che oggi chiamiamo maschera.
La maschera (spesso in legno) era portata in scena dagli attori nei teatri dell'antica Grecia e dell'Italia.
Questo vocabolo (persona) venne poi applicato ad esprimere l'individuo rappresentato sulla scena e che oggi chiamiamo personaggio.
A partire dall'apologeta cristiano Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (155-230) il termine latino "persona" è usato per descrivere la Trinità: "una sostanza, tre persone;
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