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Angolo del critico d'arte

I CRITICI RACCONTANO ANNA MARIA GUARNIERI

I critici d'arte Melinda Miceli, Sandra Lucarelli,  Gerardo Pecci, Alberto Gavazzeni,  raccontano la pittura di Anna Maria Guarnieri

Melinda Miceli

Anna Maria Guarnieri sospesa tra simbolismo magico e misteri dell'anima

Un uomo e una donna si abbracciano nudi sopra a due colonne anch'esse abbracciate

L’universo artistico di Anna Maria Guarnieri, magistralmente compiaciuto, movendo da un’ispirazione ricca di contenuti letterari che affondano le radici nella cultura esoterica e nelle teorie ermetiche di Dante, è orientato alla fruizione di un pubblico colto.
L’Artista archeologa ha realizzato quadri per le istituzioni e famosi stendardi come quello del Palio dei Balestrieri di Gubbio o quello di Volterra, Signa, San Gimignano. Nata a Sesto Fiorentino ha frequentato l’Istituto d’Arte e le sue prime esposizioni risalgono al 1970, ma già nel 1973, dimostrava di aver acquisito padronanza tecnica ed essenzialità della pennellata.
La pittrice dal perimetro estetico del simbolismo magico compie una parabola evolutiva, che scardina i limiti ingannevoli fra realtà ed apparenza, percorrendo un vero e proprio viaggio iniziatico nella storia, esplorando e indagando ideali, enigmi, silenzi, templi, icone, per dare voce alla dimensione profonda e ideale dell'essere alla ricerca di un punto di unione con la realtà sensoriale.
Le sue figurazioni ornate da una disciplinata ricerca formale dei dettagli sono tratte da repertori compositi come la storia antica, la mitologia, la religione, ma anche da simbologie orientali ed alchemiche.

La lezione dei Surrealisti appare sublimata, l'emozionale nigredo supera il magma oscuro dell'inconscio, dove adeguatamente celati in un linguaggio ricco di richiami e allusioni criptiche, si fa strada un’arte suggestiva, evocativa, allusiva, che filtra tutti i simboli della nostra civiltà in un cerchio di citazioni che va dagli Incas agli Egizi ai romani, ai babilonesi, al dio sole, alla letteratura ermetica di Dante.
L’artista esterna le sue tematiche in un linguaggio dominato dal sogno, dal soprannaturale e in questo caleidoscopio intellettuale, aspetti sottaciuti del Dolce Stilnovo come la donna angelo diventano lo specchio della perfezione celeste, filtro tra apparenza e sostanza, all’interno di un’indagine pittorica volta a scavare nel proprio destino e nei misteri della vita. In una dimensione “rediviva” libera di immaginare il supporto pittorico, di procedere guidata dall'istinto, concepisce opere-simboli dell'Anima penetrando e ritraendo il segreto incantesimo, aprendosi alle visioni e ai legami con cui la natura affiora nell’implicito caso e contesto percettivo, giungendo catarticamente alla trasfigurazione di un risultato che esterna l'interpretazione divina del Creato in relazione alle avvenenti armonie naturalistiche. Scavando negli abissi dell’introspezione umana attraverso la sua dimensione esistenziale del tempo e il suo spazio inconscio, invoca nel suo universo segnico, l’essenza dell’essere e alti valori nascosti tra maglie di un simbolismo onirico e poetico dove i misteri dell’anima si mostrano ai nostri occhi ora celati, ora disvelati.

La misura e la natura del tempo, mistero sfuggente, transita nella sua mistica poetica da ente universale a portale multidimensionale dove coesistono tempi paralleli nello spazio legati dal movimento e dove tempo e spazio sono collegati in un moto verso lo spazio celeste che influenza lo scorrere del tempo. Le porte raffigurate nelle pitto-sculture che appaiono enigmaticamente chiuse, sono invero per Anna Maria Guarnieri portali astrali che attraverso i simboli e i colori si affacciano sulla dimensione metafisica per lasciare emergere l’ideale divino di pace e sincretismo tra le civiltà e dei sentimenti umani rielaborati tra storia e leggenda.
La creatività unita alla sua sensibilità giocano un ruolo fondamentale nella realizzazione di opere che faranno scuola sul piano stilistico dove l’impostazione dimensionale, la sapienza del segno e della disposizione delle cromie, restituisce un’ottima resa delle immagini con dovizia di mezzi artistici. Lo stile di cui si veste questo colto teatro dell’anima è caratterizzato dall’alternanza di tonalità ombrose e luminose condensate di carismatico mistero in un raffinato decorativismo, che sconfina spesso nell'allegoria.
Operando nella direzione del sentire e dell’essere in una dimensione ideale rileggiamo il perfezionismo di opere magnifiche come “Amor che move il Sol e l’altre stelle”, paesaggi incantevoli, scorci mirabili, strutturati da pennellate fluide e colori ultraterreni, metafore anch’essi di trasparenza e enigmi sottesi in un profondo anelito di bellezza e di armonia celestiale.

 

Sandra Lucarelli

Visibilum: nell'intenso piacere artistico della creazione di Anna Maria Guarnieri

dal dito di Dio che sfiora il dito dell'uomo, al  dito dell'uomo che sfiora il Tablet

Nel percorso lirico, che avvolge indelebili estensioni epocali, la leggenda ha un quesito esistenziale perché è alle origini di ogni creazione.
È la narrazione della terra, denominata con tanti nomi: Gaia, Gea, Astarte, Mater Matuta, seguendo gli intenti onomatopeici dai Latini, ai Greci, ai Fenici, agli Etruschi ... una però è l'identità perché unica è la matrice della “madre" che nutre tutti i suoi figli.
Il termine “matrice" contiene in sé la radice della parola “madre", vale a dire la generatrice del genere umano e la radice unica ed irripetibile di tutto ciò che ci circonda.
La creta del Mito erige le città e di ciò è ben consapevole Anna Maria Guarnieri, che seguendo gli assunti del quadrato magico, “tenet opera rotas“ è lei la “sator“, la seminatrice del segno e del disegno, colei che con l'aratro del suo pennello, incide il solco sulla tela o scolpisce le sue pitto-sculture, consacrando così l'opera d'arte che nasce dalle sue mani.
Anna Maria si fa dunque artefice di una ricerca armoniosa tra la nostra e le civiltà del passato: Romani, Etruschi, Greci, popoli mesopotamici e dell'America Latina, tutti uniti in una convulsa metafora di genuflessione, convergente in un inchino alla terra madre.
Il terminale teorico di questo processo non è “l'Hortus Conclusus”, come geloso campo intellettuale dell'umanità e della stessa Artista, ma l'Hortus expansus, che sconfina in una visione olistica in cui ogni energia si evolve e trasforma.
“Visibilium“ è l’incanto dello stupore, la visione di chi ha bisbigli cromatici che scivolano dai pennelli, fra aliti sottili di brezze eterne; come sulle corde di un violoncello si intagliano miraggi … e gli stessi si trasformano in concretezza per menti di seta.
Ci parlerà allora Ipazia dalle finestre della storia, dissetata alle fonti celesti. Si rovescia lo specchio della Verità: chi sono gli Angeli, chi i Demoni?
Qui gli Angeli sono i Nunzi di novità e la terra è la poesia infinita nella soavità del creato, tale ad una elegia del “Cantico dei Cantici“.
Evoluzione è rivoluzione; una radice non solo semiotica, per seminare la creatività, ma anche semantica, dove i colori risuonano ed hanno forma di parola, come nelle poesie di Rimbaud: ne delineano i linguaggi.
I reperti ci comunicano l'anima dei popoli, con una sorta di simbolismo tattile e profondo, ritrovato in ogni opera pitto-scultorea della Guarnieri.
Trascendenze ed inarrestabili emulsioni nei tempi amniotici di ogni nascita di civiltà.
Imparare variazioni e trasformazioni sulle musiche dei tempi e tra voli di farfalle galattiche.
Sinfonie di afflati poetici, virtuosismi pitto-scultorei di “monoliti” lignei che ricordano la nostra Odissea umana, protesa là, dove tutto scorre, fin dai tempi di Eraclito e Parmenide, ma non perde mai la sua attualità, fino a raggiungere le porte di star gates cosmici.
Un confidente affidamento allo “spectaculum oculis" nel vedere e raggiungere con la fantasia, miriadi di mondi, di cose e reperti sonori, come le parole dei poeti, degli scrittori o spartiti musicali.
Armonie, melodie, sinfonie sul pianoforte dell'ETERNITA’ per noi: EREDI DEI POPOLI DI GAIA.

Gerardo Pecci

Sui binari dell'anima la pittura di Anna Maria Guarnieri

Sindrome di Anacoreta - un portone pieno di grate in ferro

La ricerca pittorica di Anna Maria Guarnieri si colloca sull’asse più classico e vigoroso di una moderna sensibilità coloristica, unita ad una rigorosa visione della realtà, trasfigurata attraverso una personalissima e intensa empatia che la lega a luoghi, a cose e a oggetti quotidiani. Nei suoi dipinti aleggiano atmosfere e colori che denotano una solida formazione artistica che riecheggia, a volte, i ricordi e le calde e atmosferiche pitture della grande stagione coloristica dei Macchiaioli e la pittura impressionista e post-impressionista.
Si tratta però di una trasposizione emozionale che agisce a livello inconscio, che produce una sorta di epifania moderna del colore, unita a un’altrettanto rigorosa ricerca delle forme e dei particolari e li “carica” di ricchi significati simbolici.
Per Anna Maria un paesaggio non è mai sempre e solo una raffigurazione, una banale veduta di alberi, di montagne, di fiumi, di mari, di cieli e cose, perché dietro si cela un universo semantico che rimanda a significati profondi e duraturi che appartengono alla sfera emozionale dell’artista.
Una porta non è mai solo una semplice porta, ma è un paravento che cela un universo immaginato, che non è visibile se non attraverso la potenza dell’immaginazione; ma può essere anche il simbolo di un mistero, di un qualcosa che “non si deve vedere”, che perciò va protetto, tutelato.
Un pozzo, per esempio, è il simbolo ancestrale dell’acqua: è il segno tautologico dell’acqua e ne rappresenta il luogo della sua naturale dimora fisica; è fonte di vita e strumento di purificazione. Anche le pietre antiche di case e muri cadenti sono il potente ricordo visivo di un passato che si mostra ai nostri occhi in maniera prepotente. Sono pietre che suscitano in noi  tanta nostalgia, tanta pietà per una storia lontana eppure presente davanti a noi, con tanta voglia di penetrare tra le fessure che legano le pietre e poter entrare nell’intimità stessa del passato conoscendone, finalmente, i segreti, proiettando noi stessi in una dimensione “altra” che però è viva dentro di noi, nelle pieghe più nascoste e nei reconditi ripostigli della nostra esistenza. Basta saperla riconoscere questa nuova dimensione, basta volerla leggere, ed ecco che un universo segnico si dischiude ai nostri occhi e ci fa amare ancora di più, più intensamente, il mondo e le cose.
E’ questa, dunque, la magia dell’arte, la purezza catartica della pittura di Anna Maria Guarnieri. E’ una pittura colta, intrigante, che racchiude analogie e significati, sentimenti opposti ed emozioni nascoste che si annidano nei meandri di un simbolismo che prima nasconde e poi rivela la verità delle cose. I colori, in questa particolarissima poetica della realtà, rivestono un ruolo fondamentale perché vogliono proporsi come gli strumenti privilegiati di una visione che non solo cerca di rivelare i volti nascosti delle cose, ma servono a creare una propria realtà: formano un universo nell’universo, formano un fraseggio armonico che coesiste con i significati reconditi delle immagini e ne rappresentano l’anima più potentemente poetica. In tal modo la pittura della Guarnirei costringe l’occhio dell’osservatore a “saper vedere”, a raccogliere stimoli e a rileggere il senso della vita con una diversa e più matura consapevolezza che la realtà è ben più complessa di quello che sembra, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi dubbi e le sue incertezze, con i suoi entusiasmi e le sue speranze, e l’arte può offrirci un’occasione preziosa per capire la complessità della vita nella sua apparente banalità quotidiana, ma ricca di mistero ed emozionalità.
La pittura di Anna Maria Guarnieri fa da filtro tra apparenza e sostanza, tra l’incapacità umana di leggere nel proprio destino e la volontà di scoprire il mistero della vita, per tentare di dare una risposta ai grandi interrogativi sul senso stesso dell’esistenza umana, alla ricerca di un equilibrio esistenziale e psicologico sempre più difficile da ritrovare nella corsa quotidiana, affannata e inutile, contro il tempo. E l’orologio del tempo pittorico batte le ore con ritmo certamente più sereno che non quello, vorticoso e alienato, in cui tutti viviamo, travolti da un’ansia mortale che ci ammorba e ci toglie il respiro. E’ il tempo rasserenante dell’arte quello che ricerca la pittrice, è il tempo che ci mette di fronte a noi stessi e ci invita a riflettere, a pensare che dietro la metaforica porta chiusa, anzi sigillata, da improbabili lucchetti, vi è un mondo nascosto che vuole emergere: è quello della verità della vita, dei sentimenti e delle emozioni. Sono i sentimenti più caldi e veri dell’essere umano, sono i sentimenti dell’anima che solo l’arte sa donarci con la sua funzione eternatrice, che va al di là della mera temporalità cronologica per donarci i significati e i valori più veri e profondi della nostra vita, della nostra esistenza quotidiana. E l’arte di Anna Maria Guarnieri viaggia proprio in questo senso, sui binari dell’anima.

Alberto Gavazzeni

La ruota e le porte della vita di Anna Maria Guarnier

Il tempo delle Civiltà - la testa della  sfinge semi sepolta dalla sabbia

Fugit irreparabile tempus: e fugge, dopo aver sgretolato una dopo l’altra le civiltà tanto care ad Annamaria Guarnieri, Trafitto da un raggio di sole l’artista-archeologa, lasciando ad antichi orologi il compito di fissare sul calendario una realtà senza oggi né domani.
Ma il “sole-ruota”, oltre ad essere capace di celebrare e al contempo polverizzare tutti i miti della storia, ha il compito di riportarci alle cose di ogni giorno, alla necessità di continuare a far girare gli ingranaggi che regolano il tempo della storia, a stabilire il bisogno che gli uomini sappiano prima o poi trasformarsi in fratelli.


Che il tempo sia una componente essenziale della pitto-scultura della Guarnieri risulta evidente proprio dall’assillante presenza di quella ruota dentata, di quell’ingranaggio che fa tornare alla mente il mostro meccanico contro cui lottava Charlie Chaplin in “Luci della ribalta”; se vuoi apparire, ed oggi tutti lo vogliono, devi essere capace di non farti stritolare.
Una ruota, quella della vita, che macina tutti, belli e brutti, ricchi e poveri, ma che sta anche ad indicarci come il tempo leghi gli accadimenti delle nostre ed  altrui esistenze, sgretolando certezze e civiltà, ma facendo nascere speranze e uomini nuovi.

 

Nel tritacarne simbolico-intimista di Anna Maria Guarnieri, a dimostrazione che, alla fine, lo jing e lo jang devono per forza toccarsi, passano tutti i simboli della nostra civiltà: dal disco di Nebra ai re Incas, dai Moai di Rapa Nui all’etrusco Mastarna che regnò su Roma con il nome di Servio Tullio, dai babilonesi di Assurbanipal ad Akenaton, il faraone che introdusse il culto monoteistico di Aton, il dio-sole, ruota dell’universo. E il cerchio si chiude.

 

Dicevamo una pittura simbolico–intimista: l’albero della vita, l’unicorno, i simboli e i misteri delle grandi civiltà del mondo antico, i monumenti di ieri e di oggi. Il tutto avvolto dalla magia del misticismo che fa da fil rouge attraverso un tempo senza tempo, un tempo che ricorda, ma che corrode i ricordi.

 

E dopo la ruota le porte. Io le definisco  porte del tempo; porte che attraverso i simboli e i colori ti insegnano a vedere, a capire cosa siamo stati e cosa possiamo aspettarci dal futuro. Il tempo quindi, ancora una volta, ma in un contesto diverso, tranquillizzante e decisamente più sereno: il tempo pittorico quello che ci costringe a riflettere e a pensare che dietro a quelle porte che sembrano ermeticamente chiuse vi è un altro tipo di mondo pronto ad emergere: quello dei sentimenti, dell’emozione, dell’amore per l’uomo. Sperando che non torni più il tempo di Caino ...
 

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